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..:  Diritti umani e l’Autorità Nazionale Palestinese

L’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) è un’entità autonoma creata dagli Accordi di Oslo, la quale amministra una parte dei Territori Palestinesi Occupati (OPT).[31] Nonostante l’ANP controlli la sicurezza del 18% dei territori occupati, e detenga il controllo civile del 41% dei territori, la sua stessa esistenza non cambia lo status legale di Gaza e della Cisgiordania (inclusa Gerusalemme est) di territori occupati. Soprattutto considerate le continue incursioni israeliane nei territori palestinesi, che influenzano le politiche dell’ANP e hanno un impatto diretto in tutti gli aspetti della vita nei territori occupati. Il record dei diritti umani dell’ANP non si conforma con gli standard internazionali in molte aree:

• Arresti illegali. Sin dalla sua creazione, nel 1993, l’ANP ha effettuato degli arresti per motivi politici, sotto la pressione israeliana o americana, spesso senza un capo d’accusa ed in violazione degli standard internazionali sui diritti umani. Inoltre, la polizia palestinese non ha implementato molte delle leggi emesse dalle corti di giustizia palestinesi per la liberazione di persone detenute illegalmente. L’ANP ha liberato quasi tutti i prigionieri all’inizio dell’Intifada Al Aqsa, temendo che le prigioni venissero bombardate dalla contraerea israeliana. Nell’autunno del 2001, invece, l’ANP ha ripreso le sue pratiche di arresti illegali senza prove o processi giudiziari.

• Tortura e maltrattamenti. Durante il 2001, almeno quattro palestinesi sono deceduti in circostanze sospette durante la detenzione in centri dell’Autorità Palestinese; chiara indicazione che la tortura è uno strumento che continua ad essere utilizzato.

• Corti per la sicurezza dello Stato. L’Autorità Palestinese ha creato delle corti speciali per la sicurezza dello Stato per scavalcare il normale sistema giudiziario, violando in questo modo gli standard della trasparenza e del dovuto processo. I processi sono spesso sommari e avvengono di fronte a giudici militari con il team della difesa sono nominati dalla stessa corte. Le sentenze vengono eseguite senza la possibilità di appello.

• Pena di morte. L’Autorità Palestinese ha raramente emesso sentenze di morte, ma soprattutto nei casi in cui l’imputato era accusato di collaborazionismo con le forze d’occupazione israeliane. PCHR è assolutamente contrario alla pena di morte.

• Collaboratori. Coloro soggetti a tortura, a processi non equi e a pene di morte sono spesso quelli accusati di collaborazionismo con le forze d’occupazione israeliane. La situazione ulteriormente complicata dagli Accordi di Oslo, che garantiscono piena impunità ad ogni palestinese che “ha mantenuto contatti con le autorità israeliane”. PCHR sostiene le indagini, il processo e le pene per i collaboratori, ma afferma che tali processi debbano conformarsi con gli standard internazionali sui diritti umani.

• Istituzioni democratiche. Prima dell’Intifada Al Aqsa, il braccio esecutivo dell’ANP ha regolarmente cercato di minare il lavoro del Consiglio Legislativo Palestinese (PLC), non ratificando decreti legge passati dal Consiglio Legislativo, ignorando le richieste o gli ordini del PLC, ed evitando di consultarlo in maniera adeguata. Il Consiglio Legislativo Palestinese non è stato in grado di riunirsi durante l’Intifada Al Aqsa, a causa della chiusura dei territori imposta dalle autorità israeliane.

 

 

 

 

 

 

 

 


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[31] L’ANP è diversa dall’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina), quest’ultima considerata rappresentativa di tutto il popolo palestinese nel mondo. Arafat è leader di entrambe.

 


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