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..:  Violazioni del diritto al ricevimento di cure mediche
 
Garantire la protezione e la neutralità del personale medico è una delle funzioni più importanti del diritto umanitario internazionale.[29] L’esercito israeliano ha sistematicamente violato il diritto dei civili palestinesi che vivono nei territori occupati a ricevere cure mediche in numerosi modi:

Attacchi al personale medico d’emergenza. L’esercito israeliano ha ucciso almeno 15 persone appartenenti a personale medico durante l’Intifada Al Aqsa, e ne ha ferite 206.[30] Secondo la Palestine Red Crescent Society (la Croce Rossa palestinese), dieci delle sue ambulanze sono state distrutte, e l’80% delle sue ambulanze sono state danneggiate. Anche i paramedici palestinesi sono stati arrestati, picchiati, ed utilizzati come scudi umani in numerose occasioni. Un certo numero di palestinesi feriti sono morti dopo che l’esercito israeliano si è rifiutato di permettere l’accesso del personale medico per salvarli.
 
Attacchi agli ospedali e alle infrastrutture. Durante gli attacchi alle città palestinesi, l’esercito israeliano ha bombardato e raso al suolo ospedali e cliniche, in Ramallah, Betlemme, Hebron e Al Bireh, ostacolando le cure mediche per i loro pazienti. In questi attacchi sono inclusi: distruzione di equipaggiamento medico; percosse, detenzione e attacchi fisici e verbali al personale medico; utilizzo del personale medico come scudi umani; chiusura forzata degli ospedali; conversione di ospedali in avamposti militari. Inoltre, gli attacchi israeliani sulle infrastrutture e le industrie palestinesi hanno severamente colpito il settore medico. Sin dagli inizi del 2002, l’esercito israeliano ha impedito la continuazione dei lavori all’interno della fabbrica Al Ghussain, l’unica fabbrica che si occupava della produzione e della vendita d’ossigeno nella Striscia di Gaza.
 
I checkpoints. Almeno 43 palestinesi sono deceduti, durante l’Intifada Al Aqsa, a causa dei blocchi ai checkpoints. Molte volte questo è successo nonostante la breve distanza dall’ospedale. In più di una dozzina di casi, puerpere hanno dovuto dare alla luce i propri figli ai checkpoints, causando la morte di cinque neonati. Ai checkpoints, costruiti attorno a quasi tutte le città, i villaggi o campi rifugiati in Cisgiordania, l’esercito israeliano spesso ferma, ritarda o blocca il passaggio delle ambulanze o a pazienti urgenti.
 
 “Zone militari chiuse”. L’esercito israeliano mentre attacca le aree palestinesi le chiude a turno per ore intere, giorni o settimane, negando l’accesso agli operatori medici, agli aiuti umanitari, agli osservatori indipendenti. Dichiarare queste aree “zone militari chiuse”, ha causato numerose morti che avrebbero potuto essere evitate con il tempestivo intervento degli operatori medici.


 

 

 

 


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[29] La IV Convenzione di Ginevra, di cui Israele è firmatario, offre molte PROVISIONS per assicurare la protezione e la neutralità degli operatori e delle FACILITIES medici. L’articolo 18 della Convenzione afferma: “Gli ospedali civili organizzati per prestare cure ai feriti, ai malati, agli infermi e alle puerpere non potranno, in nessuna circostanza, essere fatti segno ad attacchi; essi saranno, in qualsiasi tempo, rispettati e protetti dalle Parti belligeranti.” Inoltre, l’articolo 20 dichiara: “Il personale regolarmente ed unicamente adibito al funzionamento o all’amministrazione degli ospedali civili, compreso quello incaricato della ricerca, della raccolta, del trasporto e della cura dei feriti e malati civili, degli infermi e delle puerpere, sarà rispettato e protetto.”
[30] Dati del PCHR; della Palestine Red Crescent Society (www.palestinercs.org); del Palestine Monitor (www.palestinemonitor.org).


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