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Prigionieri e
tortura
Dal 1967, le corti
militari israeliane e migliaia di leggi marziali
governano la popolazione civile nei territori
occupati (incluse le aree controllate
dall’Autorità Nazionale Palestinese). Tra il
1967 e il 1998, approssimativamente seicentomila
palestinesi erano detenuti in prigioni
israeliane per periodi che variavano da una
settimana alla condanna a vita.[25] Il
trasferimento di palestinesi dai territori
occupati nelle prigioni all’interno di Israele è
considerato un crimine di guerra secondo il
diritto umanitario internazionale.[26]
Fino a febbraio 2002, durante l’invasione delle
comunità palestinesi, l’esercito israeliano ha
costantemente portato avanti una politica
d’arresti di massa avvenuti senza accuse, spesso
arrestando indiscriminatamente tutti gli uomini
dai 15 ai 45 anni. A molti di questi viene
negato un riparo decente, cibo e acqua durante
gli interrogatori, e prima di essere o liberati
o trasferiti in una prigione.
La tortura rimane d’uso comune contro i
palestinesi arrestati dall’esercito israeliano
durante le fasi dell’interrogatorio, nonostante
la decisione della Corte Suprema Israeliana del
6 settembre 1999 di bandire alcuni metodi
d’interrogatorio. Le pratiche usate
dall’esercito comprendono: percosse, l’essere
scrollato violentemente, puntare una fonte di
calore bruciante negli occhi e sul viso a poca
distanza, la deprivazione del sonno, il
confinamento solitario, un ammanettamento
doloroso, e il forzare i prigionieri a mantenere
una posizione straziante per lunghi periodi di
tempo. Le tecniche di tortura sono spesso
designate per infliggere il massimo dolore
cercando di non lasciare segni sul corpo. La
Commissione contro la Tortura delle Nazioni
Unite ha ricordato al governo israeliano, nel
novembre 2001, che non esistono giustificazioni
per la tortura, sotto alcuna circostanza. Per la
IV Convenzione di Ginevra, la tortura è un
crimine di guerra.[27]
Nel settembre 1999, la Corte Suprema israeliana
ha deciso che il governo può legalizzare l’uso
della tortura, se così decidesse.[28] Il
Procuratore Generale israeliano ha inoltre
affermato che egli stesso si sarebbe riservato
il diritto di non proseguire penalmente gli
investigatori che fanno uso di “pressione fisica”.
Le condizioni delle prigioni per i palestinesi
spesso non rispettano gli standard minimi di
base. I prigionieri palestinesi vengono tenuti
in celle sovraffollate, spesso esposti a
temperature estreme, cibo inadeguato e poca
igiene. L’accesso alle cure mediche è spesso
insoddisfacente. I minori palestinesi sono
spesso confinati con criminali israeliani,
quindi esposti ad una minaccia fisica e
psicologica.
A partire dal 1995, Israele ha proibito agli
avvocati palestinesi provenienti dai territori
occupati di praticare nelle corti israeliane. In
più, a causa della politica israeliana di
chiusura dei territori, gli avvocati dei
territori non riescono a visitare i loro clienti
detenuti in Israele, e le visite familiari sono
rese praticamente impossibili, nonostante gli
sforzi della Commissione Internazionale della
Croce Rossa (ICRC).
Le corti marziali israeliane sono state spesso
criticate dalle organizzazioni per i diritti
umani per non aver rispettato gli standard
minimi per un giusto processo. L’accesso alla
rappresentazione legale è spesso severamente
limitata e le prove estratte con l’uso della
tortura rimangono ammissibili.
Gli ufficiali militari israeliani possono
emettere ordini di “detenzione amministrativa”,
che permettono di detenere palestinesi senza
alcuna accusa o processo per la durata di sei
mesi. La detenzione amministrativa è rinnovabile
per un numero illimitato di volte. Circa 500
palestinesi arrestati durante le incursioni
israeliane nei territori a partire da marzo
2002, sono stati posti in detenzione
amministrativa.
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[25]
Palestine Times, No. 83, Maggio 1998
[26]
“Le infrazioni gravi indicate nell’articolo
precedente sono quelle che implicano l’uno o
l’altro dei seguenti atti, se commessi contro
persone o beni protetti dalla Convenzione:
omicidio intenzionale, tortura o trattamenti
inumani, compresi gli esperimenti biologici, il
fatto di cagionare intenzionalmente grandi
sofferenze o di danneggiare gravemente
l’integrità corporale o la salute, la
deportazione o il trasferimento illegali, la
detenzione illegale, il fatto di costringere una
persona protetta a prestar servizio nelle forze
armate della Potenza nemica, o quello di
privarla del suo diritto di essere giudicata
regolarmente e imparzialmente secondo le
prescrizioni della presente Convenzione, la
cattura di ostaggi, la distruzione e
l’appropriazione di beni non giustificate da
necessità militari e compiute in grande
proporzione facendo capo a mezzi illeciti e
arbitrari.” Articolo 147 della IV Convenzione di
Ginevra.
“Le persone protette imputate saranno detenute
nel paese occupato e, se sono condannate,
dovranno scontarvi la loro pena”. Articolo 76
[27]
Articolo 147 della IV Convenzione di Ginevra.
[28]
“Se lo Stato decide di permettere […] che gli
investigatori possano utilizzare metodi fisici
durante gli interrogatori, deve cercare di
iniziare un processo di legge a questo scopo.”
Paragrafo 37 della decisione della Corte Suprema
Israeliana, 6 settembre 1999. |