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Uccisioni
Durante l’Intifada
Al Aqsa, le forze d’occupazione israeliane ed i
coloni hanno ucciso almeno 2072 palestinesi nei
territori occupati. Questo numero non comprende
i palestinesi uccisi durante un attacco a target
israeliani.[15] La grande maggioranza di questi
erano cittadini disarmati, mentre 403 (19%)
erano giovani al di sotto dei 17 anni. Circa
22500 palestinesi sono stati feriti.[16]
Molte delle uccisioni rientrano in diverse
categorie:
• Manifestazioni e “scontri”. Nei primi mesi
dell’Intifada Al Aqsa (29 settembre-31 dicembre
2000), le forze israeliane hanno ucciso
approssimativamente 300 palestinesi, 70% di loro
nel contesto di manifestazioni o scontri. Nella
stragrande maggioranza dei casi, le
manifestazioni sono pacifiche o comprendono il
lancio di pietre, da grande distanza, verso i
soldati israeliani appostati in torrette ben
fortificate. I soldati israeliani spesso
rispondono alle manifestazioni con un uso
eccessivo della forza, inclusi proiettili
normali, o proiettili di metallo ricoperti di
gomma, anche senza una minaccia reale posta alle
loro vite o alle vite di altri, e senza prima
usare altri mezzi a loro disposizione. Nei pochi
casi che involgono l’uso d’armi da parte
palestinese, chi sparava era distante dai
dimostranti e ha aperto il fuoco dopo che le
truppe israeliane avevano sparato contro
dimostranti disarmati.[17]
• Invasioni. Dalla fine del 2001, l’esercito
israeliano ha iniziato a lanciare raids in aree
di giurisdizione dell’Autorità Nazionale
Palestinese, incluse città e campi rifugiati
densamente popolati. Nel 2002, le incursioni
sono diventate un’occorrenza giornaliera.
Durante i primi sei mesi del 2002, circa il 68%
delle uccisioni sono avvenute durante le
invasioni delle aree controllate dall’ANP. Carri
armati, veicoli blindati e bulldozer, spesso
coadiuvati da contraerea militare, invadono
comunità, distruggendo tutte le resistenze. Le
incursioni sono spesso accompagnate da spari
indiscriminati e bombardamenti; arbitrari
arresti di massa; distruzioni di case; uso di
civili come scudi umani; attacchi a personale
medico e giornalisti; distruzione o
danneggiamento indiscriminati e casuali di
edifici civili; negato accesso agli aiuti
umanitari, ambulanze ed osservatori indipendenti;
imposizione di coprifuochi.
• Bombardamenti indiscriminati, spari,
bombardamento aereo. Le comunità palestinesi,
specialmente quelle situate vicino agli
insediamenti israeliani o alle basi militari,
sono frequentemente soggette a bombardamenti e
spari indiscriminati nelle aree residenziali; in
alcune comunità questo succede tutte le notti.
Mitragliatrici e carri armati sparano nei
villaggi palestinesi e nei campi rifugiati,
mentre elicotteri Apache e F-16 bombardano gli
edifici dell’ANP in aree civili. Quest’uso di
forza è sproporzionato e spesso indiscriminato,
e risulta in morti, danneggiamenti o distruzione
di molte case.
• Assassini. Usando elicotteri, unità segrete e
trappole esplosive, le forze d’occupazione
israeliane hanno ucciso più di cento palestinesi
in operazioni destinate ad eliminare attivisti
240 palestinesi, inclusi leaders politici e
militanti. Queste uccisioni costituiscono una
forma di esecuzioni extra-giudiziarie. Hanno
luogo senza alcuna prova, processo od
oppurtunità d’appello. In quasi tutti i casi,
l’arresto non è nemmeno tentato. Inoltre,
Israele effettua le uccisioni in un modo che
dimostra il completo disinteresse per i passanti;
approssimativamente il 36% di coloro uccisi in
questo tipo di operazioni erano passanti,
bambini inclusi. Come categoria d’omicidi
intenzionali, questo tipo d’uccisioni è
considerato un crimine di guerra nel diritto
umanitario internazionale. La politica di stato
israeliana che appoggia questi assassini è stata
universalmente condannata dalla comunità
internazionale.
• Altri omicidi intenzionali. Dozzine di
palestinesi sono stati uccisi in circostanze di
completa calma, mentre camminavano lungo la
strada o aspettando di passare i checkpoints,
senza episodi di violenza nei dintorni. Un certo
numero di palestinesi è stato extra-giudizialmente
giustiziato dopo essere stato arrestato o
interdetto dalle forze israeliane. Questo tipo
d’omicidi intenzionali rappresenta una grave
violazione della Quarta Convenzione di Ginevra,
e sono considerati di conseguenza crimini di
guerra secondo il diritto umanitario
internazionale.
• Uccisioni da parte di coloni. A partire dal
1967, i coloni israeliani che vivono
illegalmente nei territori palestinesi occupati,
sono stati collegati a numerosi atti di violenza
contro i palestinesi. Durante l’Intifada Al Aqsa,
dozzine di palestinesi sono stati uccisi da
coloni israeliani, e molti sono stati feriti o
picchiati. Le autorità israeliane, che offrono
generosi incentivi economici ai coloni, e armi
automatiche per la loro “protezione”, hanno
mancato di investigare adeguatamente su tali
atti, e di punire i responsabili.
Sin dall’inizio dell’Intifada Al Aqsa, nelle
centinaia di casi di palestinesi uccisi dalle
forze d’occupazione israeliane o dai coloni, il
governo israeliano non ha investigato o punito
in maniera adeguata coloro responsabili per le
uccisioni, e in nessuno di questi casi un
risarcimento è stato pagato alle vittime o ai
loro familiari. Questo ha contribuito a creare
un clima d’impunità tra i soldati israeliani, i
coloni e la polizia.
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[15] Il
numero copre dal 28 settembre 2000 al
10/05/2003; include anche cittadini stranieri.
[16]
Palestine Red Crescent Society, maggio 2003,
www.palestinercs.org
[17]
Vedere, tra l’altro, “Illusions of Restraint”,
B’Tselem, dicembre 2000,
www.btselem.org |