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..: Cosa significa “Occupazione”?


La Striscia di Gaza e la Cisgiordania (inclusa Gerusalemme Est) sono conosciute, secondo la lingua ufficiale delle Nazioni Unite, come i Territori Palestinesi Occupati (OPT), occupati da Israele nel 1967, e sono probabilmente l’occupazione militare più lunga della storia moderna. Riferirsi agli OPT esclusivamente come “Gaza e la Cisgiordania”, oscura il fatto che gli OPT sono sotto occupazione militare, cioè la loro principale caratteristica nel diritto internazionale.

Come civili che vivono sotto un’occupazione militare, i tre milioni di Palestinesi che vivono nei territori hanno diritto alla protezione legale della Quarta Convenzione di Ginevra per la Protezione dei Civili in Tempo di Guerra. La firma degli accordi di Oslo nel 1993, lo stabilirsi dell’Autorità Nazionale Palestinese, e l’annessione unilaterale di Gerusalemme Est da parte d’Israele, non hanno alcun effetto legale su questa protezione.[3] Tutto ciò è stato ripetutamente affermato dalle Nazioni Unite. Delle 189 nazioni che hanno firmato la Convenzione di Ginevra, solo Israele mette in discussione l’applicabilità della Convenzione nei territori occupati.[4]

La stessa occupazione è illegale. Dal 1967, numerose risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (le quali sono vincolanti sui membri dell’ONU), hanno richiesto il ritiro d’Israele dai territori. Per di più, la Commissione sui Diritti Umani dell’ONU, ha ripetutamente richiesto il ritiro israeliano, ed ha affermato che “l’occupazione militare israeliana costituisce di per se stessa una grave violazione dei diritti umani della popolazione palestinese”.[5]

Gli accordi di Oslo non hanno messo fine all’occupazione, né legalmente né in pratica. Secondo gli accordi, Israele mantiene il controllo militare sull’82% del territorio palestinese occupato. Israele mantiene il controllo su tutti i confini e regola tutti i movimenti tra Gaza e la Cisgiordania, così come all’interno di queste aree. La popolazione palestinese ed il suo territorio sono governati da leggi militari israeliane, e le corti marziali rimangono effettive e funzionanti per i palestinesi. Trecento dei prigionieri palestinesi arrestati prima degli accordi di Oslo del 1993 continuano a languire nelle prigioni israeliane. Inoltre, gli accordi di Oslo riconoscono formalmente il controllo israeliano sugli insediamenti nei territori occupati, sebbene tutti questi insediamenti siano illegali secondo il diritto umanitario internazionale. Nonostante il governo israeliano dichiari che “il 90% della popolazione palestinese vive sotto il governo dell’Autorità Nazionale Palestinese”, le azioni d’Israele hanno tuttora un impatto diretto su tutti gli aspetti della vita nei territori occupati.

L’Autorità Nazionale Palestinese non è uno stato. Non ha contiguità geografica né controllo sui suoi confini o sulla propria costa, rendendolo così interamente dipendente da Israele. Le aree controllate dall’ANP nei territori occupati, sono frammentate in dozzine d’isolati bantustan. Tutti i legami tra la Striscia di Gaza e la Cisgiordania e con il mondo esterno sono sotto controllo israeliano. Anche le tasse doganali, atte a finanziare l’ANP, sono prima raccolte dal governo di Israele, e vengono trattenute dall’inizio della seconda Intifada. Le funzioni governative di base, come il sistema giudiziario, l’esecutivo, ed il Consiglio Legislativo Palestinese, sono gravemente disturbate dalle restrizioni sul movimento imposte da Israele, le quali hanno anche strangolato l’economia palestinese.

 

 

 

 

 


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[3] “Le persone protette che si trovano in un territorio occupato non saranno private, in nessun caso e in nessun modo, del beneficio della presente [Quarta] Convenzione [di Ginevra], né in virtù di un cambiamento qualsiasi apportato in seguito all’occupazione delle istituzioni o al governo del territorio di cui si tratta, né in virtù di un accordo conchiuso tra le autorità del territorio occupato e la Potenza occupante, né, infine, in seguito all’annessione, da parte di quest’ultima, di tutto il territorio occupato o parte di esso.” Articolo 47 della IV Convenzione di Ginevra per la Protezione delle Persone Civili in Tempo di Guerra, (1949).
[4] Nonostante il fatto che Israele sia uno dei 189 firmatari della IV Convenzione di Ginevra.
[5] Documento E/CN.4/RES/S-5/1, 19 ottobre 2000, paragrafo 4.

 


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